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Chiarimenti del Parco Nazionale d’Abruzzo sulla morte dei cuccioli di lupo

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Chiarimenti del Parco Nazionale d'Abruzzo sulla morte dei cuccioli di lupo

Teramo – Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha fornito chiarimenti in merito alla morte dei cuccioli di lupo nati recentemente all’interno dell’Area faunistica di Civitella Alfedena, annunciando interventi per prevenire il ripetersi di simili episodi.

L’ente ha descritto la situazione come “dolorosa” e ha atteso di completare le necessarie verifiche prima di rilasciare dichiarazioni pubbliche. In passato, alcune cucciolate che erano state considerate scomparse erano state successivamente ritrovate nei rifugi naturali presenti nell’area faunistica.

Il Parco ha ricordato che la struttura ospita lupi che non possono essere reintrodotti in natura, e che la gestione di animali selvatici in cattività, in particolare per una specie altamente sociale come il lupo, comporta dinamiche complesse e difficili da prevedere. Nei circa cinquant’anni di attività dell’area di Civitella Alfedena, si sono già verificati casi di nascite concluse con la perdita dei piccoli.

Secondo la ricostruzione fornita dal Parco, dopo il parto, la lupa e i cuccioli erano stati sistemati in uno spazio separato per garantire tranquillità durante le prime settimane di vita. Il monitoraggio è stato effettuato con il minimo disturbo, per non alterare il comportamento della madre. Tuttavia, questa modalità di osservazione non ha sempre permesso di verificare la presenza di tutti i piccoli, che tendevano a nascondersi in aree più riparate.

Successivamente, alcuni cuccioli sarebbero riusciti a raggiungere il recinto principale attraverso un punto della recinzione interna che si è rivelato vulnerabile per animali di così piccole dimensioni, che non aveva mai creato problemi con gli esemplari adulti, ma si è rivelato inadeguato per animali di così piccole dimensioni. Questa criticità, ha sottolineato il Parco, non si era mai manifestata nelle precedenti cucciolate.

L’ultimo lupetto sopravvissuto è stato inserito nel branco dopo lo svezzamento, ma non è stato accettato e ha successivamente perso la vita. I responsabili del Parco hanno spiegato che l’inserimento in un branco composto da animali adulti con esperienze diverse può portare a comportamenti di accoglienza, ma anche a dinamiche aggressive legate alla gerarchia.

Il Parco ha riconosciuto che l’accaduto ha suscitato forte emozione nell’opinione pubblica, ma ha invitato a evitare ricostruzioni parziali e processi sommari. L’ente ha sottolineato che questi giorni sono stati dedicati ad analizzare l’accaduto e a individuare le criticità emerse, annunciando interventi strutturali e gestionali per aumentare la sicurezza dell’area faunistica e migliorare la tutela degli animali ospitati.

“Narrare questa vicenda – ha concluso il Parco – significa assumersi la responsabilità di quanto accaduto, senza alimentare polemiche o mettere in discussione il lavoro quotidiano di chi opera per la conservazione della fauna selvatica e della natura.”

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