Teramo – Mattia Bella De Iovita ha recentemente fatto ritorno a Teramo e ha trovato l’ufficio anagrafe in condizioni che gli sono sembrate arretrate. Entrando nell’ufficio, ha avuto uno shock culturale, sembrava di essere catapultati negli anni ’60.
All’interno dell’ufficio, Mattia ha notato diverse persone di varie nazionalità costrette a riempire moduli redatti esclusivamente in italiano. Una signora nigeriana, in particolare, ha avuto difficoltà a compilare un modulo di residenza e le è stato comunicato di tornare con qualcuno che parlasse la lingua.
Durante la sua attesa, un ragazzo pakistano, studente all’Università degli Studi di Teramo in biotecnologia, ha chiesto aiuto a Mattia poiché non parlava italiano e l’addetto all’ufficio non parlava inglese. Mattia ha quindi tradotto per lui poiché l’addetto non parlava inglese.
Fortunatamente, le due ragazze addette al servizio ‘carte d’identità’ si sono dimostrate gentili e disponibili. Mattia ha sollevato interrogativi su come sia possibile, nel 2026 in Europa, che enti pubblici come quello di Teramo non offrano moduli tradotti in inglese e non dispongano di personale in grado di comunicare con i cittadini stranieri.
In conclusione, ha sottolineato l’importanza di una maggiore apertura verso nuove lingue e culture, chiedendosi come possa avvenire l’integrazione se non ci sono le condizioni per accogliere le diversità linguistiche. La sua esperienza si è rivelata davvero amara, lasciandolo riflettere su come verrebbero trattati i propri figli in situazioni simili all’estero.





