Teramo – Un detenuto con gravi problematiche psichiatriche starebbe generando una situazione di forte tensione all’interno della casa circondariale San Donato di Pescara. Mauro Nardella, segretario nazionale del sindacato CNPP-SPP, ha dichiarato che la condizione è ormai diventata insostenibile per il personale di Polizia Penitenziaria e per gli altri detenuti.
Il detenuto, un 28enne originario di Collefiorito di Guidonia, è già noto per essere stato coinvolto nell’omicidio di un compagno di cella nel carcere di Velletri nel giugno del 2023. Dopo questo episodio, il giovane sarebbe stato trasferito in diversi istituti penitenziari, dove avrebbe provocato ulteriori episodi di violenza, incendi e aggressioni.
Secondo quanto riportato dal sindacato, il giovane avrebbe dovuto essere collocato in una REMS, ma non essendo stato possibile il suo inserimento, sarebbe rimasto nel circuito carcerario ordinario, ritenuto inadeguato a gestire situazioni di questo tipo. Nardella ha richiamato anche il caso di Velletri, dove la senatrice Ilaria Cucchi ha definito l’episodio «un fatto di una gravità inaudita», sottolineando la necessità di un trattamento differenziato per i detenuti affetti da gravi patologie psichiatriche.
Il sindacato ha criticato la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), sostenendo che il loro superamento, senza un sistema alternativo realmente efficace, ha trasferito nelle carceri ordinarie soggetti particolarmente complessi da gestire. Secondo il CNPP-SPP, le REMS non sarebbero riuscite a rispondere pienamente alle esigenze dei casi più gravi, con il risultato che molti detenuti con importanti disturbi mentali continuerebbero a permanere negli istituti penitenziari.
Inoltre, il sindacato ha fornito dati sulle aggressioni al personale di Polizia Penitenziaria, quantificando circa 3.200 episodi nel corso del 2025 a livello nazionale. In Abruzzo, la presenza di detenuti con problematiche psichiatriche sarebbe particolarmente significativa. Nel carcere di Vasto, 56 detenuti o internati su 145 presenterebbero disturbi psichici di varia entità. Questo istituto ha recentemente registrato un’aggressione nei confronti di un agente, mentre un altro episodio di violenza avrebbe interessato anche il carcere di Sulmona.
Nardella ha evidenziato la necessità di avviare una profonda riflessione sul sistema penitenziario, valutando il ripristino di strutture dedicate ai detenuti con gravi patologie psichiatriche o, in alternativa, la creazione di reparti altamente specializzati e dotati di personale formato. Tra le proposte avanzate figurano anche il potenziamento del Gruppo di Intervento Operativo della Polizia Penitenziaria e l’istituzione di sezioni dedicate ai detenuti più violenti e socialmente pericolosi. «Le soluzioni esistono – ha concluso Nardella – ma serve la volontà politica di affrontare il problema. In caso contrario continueremo a registrare migliaia di aggressioni ogni anno ai danni degli agenti penitenziari e degli stessi detenuti».





