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La rimozione della falce e martello a Montorio al Vomano solleva polemiche

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La rimozione della falce e martello a Montorio al Vomano solleva polemiche

Teramo – La rimozione della storica falce e martello in ferro battuto dal muraglione del lungofiume di Montorio al Vomano continua a generare dibattiti politici accesi. Dopo le proteste da parte di alcuni cittadini, il PCI Abruzzo e la Federazione provinciale di Teramo hanno richiesto al Comune di fornire chiarimenti riguardo al destino del manufatto e alla sua possibile ricollocazione.

Il PCI Abruzzo e la Federazione provinciale di Teramo chiedono al Comune chiarimenti sul destino del manufatto e la sua ricollocazione. Per i rappresentanti del PCI, questa non è solo una questione tecnica, ma rappresenta la cancellazione di una testimonianza significativa della storia politica, sociale e operaia del territorio. Il simbolo, realizzato nell’immediato dopoguerra, è associato alle mobilitazioni dei lavoratori della valle del Vomano, agli scioperi e alle celebrazioni del Primo Maggio. Prima di essere collocato sul muraglione, la struttura veniva portata sul Colle di Montorio in occasione del Primo Maggio, dove i lavoratori si radunavano per partire in corteo, in un periodo caratterizzato da rivendicazioni sindacali e dalla conquista di diritti sociali.

La polemica si accende soprattutto in relazione al trattamento riservato ad altri simboli storici. Il PCI ha citato i casi di Villa Santa Maria e Moscufo, dove scritte ed effigi del periodo fascista hanno ricevuto interventi di recupero e discussioni sulla loro conservazione. «Da una parte si restaurano scritte ed effigi nate per celebrare il fascismo, difendendole in nome della storia. Dall’altra si rimuove una falce e martello che racconta la storia dei lavoratori, degli artigiani, delle lotte sindacali, dell’antifascismo e dell’emancipazione sociale», hanno dichiarato i rappresentanti del PCI e della Federazione di Teramo, evidenziando una disparità di trattamento.

Secondo il partito, la questione va oltre la semplice difesa di un simbolo politico, toccando il principio della conservazione della memoria collettiva. Non si può stabilire quale parte della storia debba rimanere visibile e quale possa scomparire in base alle sensibilità politiche attuali. Inoltre, il PCI contesta anche l’eventuale motivazione legata alle condizioni del manufatto, sostenendo che, se fossero emersi problemi di sicurezza, sarebbe stato possibile procedere con il restauro o la messa in sicurezza anziché con la rimozione definitiva.

Di conseguenza, il PCI ha avanzato una serie di richieste all’amministrazione comunale: sapere dove sia stata trasferita la struttura, conoscere le sue attuali condizioni, rendere note le verifiche tecniche che hanno portato alla decisione e chiarire quale futuro sia previsto per il simbolo. La richiesta politica include anche il restauro della falce e martello, qualora necessario, e il suo ritorno nel luogo che l’ha ospitata per decenni, eventualmente accompagnato da una ricostruzione storica per informare le nuove generazioni sul suo significato.

«Non si può restaurare la propaganda fascista in nome della memoria e cancellare la storia delle lotte per il progresso e la giustizia sociale in nome della sicurezza», è la conclusione del PCI, segnalando che la polemica non si esaurirà con la rimozione del manufatto. La falce e martello, che era rimasta quasi nascosta dalla vegetazione lungo il Vomano, è tornata improvvisamente visibile ora che non è più presente sul muraglione.

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