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Critiche all’andamento delle liste d’attesa in Abruzzo da parte dei consiglieri Pepe, Mariani e Cavallari

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Critiche all'andamento delle liste d'attesa in Abruzzo da parte dei consiglieri Pepe, Mariani e Cavallari

Teramo – I consiglieri regionali d’opposizione Dino Pepe, Sandro Mariani e Giovanni Cavallari hanno espresso forte preoccupazione riguardo ai dati sulle liste d’attesa, relativi al primo semestre 2026, pubblicati dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. “L’Abruzzo arretra in modo drastico su visite e diagnosi”, hanno dichiarato.

Il recente bollettino dell’Agenas mette in evidenza una situazione di piena sofferenza della sanità abruzzese, che continua a perdere terreno rispetto agli standard nazionali. I consiglieri hanno sottolineato che l’Abruzzo si colloca tra le regioni con le peggiori performance nell’erogazione dei servizi sanitari essenziali. L’Abruzzo si posiziona nel gruppo di testa delle regioni con le peggiori performance nell’erogazione dei servizi sanitari essenziali.

In particolare, i dati mostrano che, a fronte di una media nazionale dell’84,6% di rispetto dei tempi massimi di garanzia per esami diagnostici, l’Abruzzo è sceso a un drammatico 65,3%. Per quanto riguarda le prime visite specialistiche, la media nazionale è del 78,5%, mentre il sistema sanitario abruzzese si attesta a un deludente 73,5%.

“I numeri ufficiali smontano impietosamente la propaganda della maggioranza”, hanno affermato congiuntamente Pepe, Mariani e Cavallari. Hanno inoltre criticato le scelte programmatiche e gestionali della Giunta Marsilio, sostenendo che queste hanno portato all’abbandono sistematico dei pazienti che necessitano di visite di controllo o di esami differibili. Le prestazioni programmate (Classe P) si trovano in uno stato di blocco, costringendo i cittadini ad attese indefinite e ingiustificabili per monitorare patologie già diagnosticate.

I consiglieri hanno anche messo in discussione la prassi delle agende aperte fino al 2030, definendola un’operazione di trasparenza o efficienza. “Consentire a un cittadino di prenotare una visita di controllo per il 2030 non significa garantire il diritto alla salute, ma soltanto nascondere la polvere sotto il tappeto”, hanno aggiunto.

Secondo l’analisi dei consiglieri, questo corto circuito organizzativo sta avendo un impatto devastante sulla tenuta sociale del territorio, costringendo i cittadini a ricorrere alla sanità privata a pagamento per ottenere tempi diagnostici accettabili.

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