Teramo – Cresce la preoccupazione per il futuro degli stabilimenti dell’indotto automotive teramano. Fim Cisl Teramo e le Rsu della Valle del Tubo hanno lanciato un appello alle istituzioni regionali, richiedendo l’apertura immediata di un confronto permanente per affrontare le difficoltà che stanno investendo il comparto.
Secondo il sindacato, il settore sta attraversando una fase particolarmente delicata, segnata dalla crisi del mercato automobilistico internazionale e dalla crescente pressione esercitata dai clienti sui costi di produzione. Le aziende committenti stanno chiedendo riduzioni dei prezzi fino all’8%, mettendo in discussione la sostenibilità economica di numerosi progetti industriali.
La situazione rischia di avere ripercussioni dirette sulle future commesse. Fim Cisl e Rsu hanno dichiarato: «C’è il concreto pericolo che alcuni nuovi progetti non vengano confermati per la Valle del Tubo», evidenziando come il settore sia chiamato a confrontarsi con una concorrenza internazionale sempre più aggressiva.
Tra i principali fattori di criticità viene indicata la competitività delle aziende cinesi, già fortemente automatizzate e dotate di livelli di efficienza difficilmente raggiungibili dagli impianti europei. I sindacalisti hanno sottolineato: «I competitor cinesi dispongono di robot di ultima generazione, costi contenuti e una capacità produttiva che oggi rappresenta un riferimento per il mercato».
A rendere ancora più complesso il quadro è il processo di robotizzazione che sta interessando l’intero settore. Fim Cisl e Rsu affermano che entro la fine del 2026 anche negli stabilimenti della Valle del Tubo potrebbero essere introdotti sistemi automatizzati su larga scala per mantenere la competitività sul mercato. «La trasformazione tecnologica è inevitabile e necessaria – ma non può tradursi esclusivamente in una riduzione dell’occupazione», hanno aggiunto, sottolineando l’importanza di accompagnare questi processi con investimenti nella formazione e nella riqualificazione professionale dei lavoratori.
Tra le criticità segnalate figurano anche gli elevati costi energetici, del lavoro e dei trasporti che penalizzano il sistema produttivo italiano rispetto ad altri Paesi europei. A sostegno di questa tesi, l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, ha evidenziato come nel primo trimestre del 2026 il costo medio dell’energia elettrica in Italia per il gruppo sia stato pari a 205 euro per megawattora, contro i 90 euro registrati in Spagna e i 100 euro in Francia.
Questo scenario, secondo Fim Cisl, rischia di rendere meno attrattivo il territorio per nuovi investimenti industriali. «Oggi altri Paesi, come la Serbia, risultano più convenienti sotto il profilo produttivo e questo può influenzare le scelte delle aziende», hanno osservato i rappresentanti dei lavoratori.
Da qui la richiesta rivolta alla Regione Abruzzo, alle associazioni datoriali e a Confindustria di attivare quanto prima un tavolo permanente dedicato al comparto automotive teramano. L’obiettivo è ottenere chiarezza sui piani industriali, sul futuro delle commesse e sulle conseguenze occupazionali legate alla crescente automazione dei processi produttivi.
Fim Cisl Teramo e Rsu Valle del Tubo hanno concluso: «La crisi dell’automotive sta coinvolgendo l’intera filiera e rischia di avere effetti pesanti sul territorio. Servono risposte concrete e garanzie per l’occupazione».





