Teramo – Ottanta anni fa, il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 si rivelò una delle competizioni più serrate nella storia elettorale italiana, con la Repubblica che prevalse sulla monarchia per un margine di appena sei voti. I risultati finali evidenziarono un’affluenza massiccia, con 18.623 cittadini che si recarono alle urne, pari all’86,63% degli aventi diritto.
I voti validi ammontarono a 17.822, e il risultato finale fu 8.914 voti per la Repubblica contro 8.908 per la monarchia. Questo esito, sebbene favorevole alla Repubblica, si distaccava nettamente dal panorama regionale abruzzese, dove la monarchia ottenne una maggioranza.
Infatti, a livello regionale, il 53,22% degli elettori abruzzesi scelse di mantenere la monarchia, mentre solo il 46,78% si schierò per la Repubblica. Le province abruzzesi mostrarono un quadro divisivo: Chieti e L’Aquila supportarono la monarchia, mentre Pescara e Teramo optarono per la Repubblica.
Particolarmente significativo fu il risultato nella provincia di Chieti, dove il sostegno per la monarchia raggiunse il 62,46%, con il capoluogo che registrò un impressionante 78,20% a favore del re. Al contrario, Pescara si distinse come la provincia con la percentuale più alta di voti per la Repubblica, con il 56,52% di preferenze.
Questi eventi del 1946 non solo segnarono un cambiamento fondamentale per l’Italia, ma evidenziarono anche le differenze regionali e locali che caratterizzarono il paese in un periodo di transizione. A distanza di ottant’anni, la memoria di quel referendum rimane viva, rappresentando un momento cruciale nella storia politica italiana.





